martedì 17 marzo 2026

Pregate e vegliate per non entrare in tentazione

Nell’Orto degli Ulivi Gesù svela qual è la vera funzione della preghiera: vegliare con Lui durante l’ora delle tenebre restando svegli e in attesa della Resurrezione. Restate con me, pregate, vegliate, non addormentatevi, sono gli appelli accorati che Gesù rivolge ai discepoli nel Getsemani. 

I discepoli purtroppo non rispondono agli appelli di Gesù e si addormentano. Ciò avrà delle conseguenze negative per loro: non reggeranno all’ora delle tenebre, si allontaneranno da Gesù e, a differenza delle pie donne che rimangono fedeli al Crocifisso fino alla morte, non riusciranno a fare l’esperienza della Resurrezione: vedranno Gesù Risorto e non gli crederanno. 

Disobbedire a Dio ha sempre delle conseguenze negative per l’uomo, una in particolare: senza Gesù l’uomo non può godere della Resurrezione. 

Sappiamo che i discepoli avranno poi la possibilità di imparare dai loro errori e di rimediare. Riusciranno a fare dopo - a seguito di lacrime amare - ciò che non sono stati capaci di fare prima.

Pertanto, quale che sia la preghiera vocale che prediligiamo, quale che siano i santi a cui siamo devoti, la preghiera per essere tale deve portarci alla veglia, a stare alla presenza di Gesù, svegli e non addormentati. Non distratti, assorti nei nostri pensieri, che sono le nostre principali gabbie, ma vigili insieme con Gesù.

Tra tutte le preghiere ce n’è una in particolare che rende più agevole questa veglia: il Rosario. A condizione però di non privarlo della sua spiccata componente meditativa. Per non rendere il Rosario una sterile ripetizione di ave Maria bisogna leggere e tenere a mente durante tutta la decina il passo del Vangelo riguardante il mistero che intendiamo meditare. La mente non deve vagare, deve restare fissa sulla Parola di Dio. Non basta nemmeno limitarsi ad immaginare il mistero se non lo leggiamo nel Vangelo. L’immaginazione può aiutare ad entrare nel mistero ma non deve prendere il posto della lettura della Parola. Deve essere usata solo per quel tanto che basta per facilitare la meditazione, poi deve cedere il posto alla Parola. Se ciò non avviene, se rimane dominante la nostra immaginazione, non pregheremo davanti a Dio, ma davanti al nostro io, e quindi, non permetteremo a Dio di portarci fuori dalle nostre gabbie, dalle nostre paure e dal nostro Orto degli Ulivi. 

Bisogna chiarificare e tenere fermo questo punto di fede: solo Dio può tirarci fuori dalle secche delle nostre angosce. Non il nostro carattere, non le nostre capacità, non il nostro tanto o poco ottimismo. Non è questione di farsi forza, di essere ottimisti o di pensare positivo. Si tratta della questione centrale dell’esistenza di ogni uomo: cercare Dio. E dove troviamo Dio? Non certamente nella nostra psicologia, di cui la nostra immaginazione è un riflesso. E nemmeno nei nostri pensieri. Dio è presente nella Sacra Scrittura, nell’Eucaristia e nei sacramenti (la confessione in modo particolare). L’uomo che vuole vincere la battaglia contro le tenebre non può privarsi della presenza certa di Dio: non può privarsi quindi della lettura costante della Parola, dell’Eucaristia e dei sacramenti. 

Un altro errore che commettiamo quando siamo angosciati è cercare Gesù nei nostri cari. Questo errore lo hanno commesso anche Maria e Giuseppe, quindi non dobbiamo sentirci in colpa. Ma dobbiamo riconoscere l’errore e rimediare, come hanno fatto Maria e Giuseppe. Nella perdita e ritrovamento di Gesù al tempio - quinto mistero della gioia - Maria e Giuseppe perdono Gesù mentre stanno facendo ritorno da Gerusalemme, e la prima cosa che fanno è cercarlo tra parenti e conoscenti; tuttavia non lo troveranno nella cerchia dei loro cari, dovranno ritornare angosciati a Gerusalemme. Lì lo troveranno nel tempio mentre parla ai dottori. Lo rimproverano e Gesù prontamente risponde loro: non sapevate che devo occuparmi delle cose del Padre mio? Che tradotto significa: dove pensavate di trovarmi se non nella casa del Padre? Quindi quando stiamo male, non dobbiamo ricorrere subito all’aiuto dei nostri cari, ma dobbiamo andare nel tempio a cercare Gesù. E qual è il tempio? È stato già detto: Vangelo, Eucaristia e sacramenti.

Altrimenti non si risorge a vita nuova. Non ci sono altre vie. Una sola è la Via: Gesù Cristo Crocifisso.

Un’ultima cosa prima di concludere.

Gesù nell’Orto degli Ulivi esorta i discepoli a vegliare e pregare con lui ed aggiunge anche per quanto tempo bisogna farlo: per almeno un’ora. Tale ora deve essere intesa sia in senso temporale, ovvero ritagliarsi uno spazio in cui stare con Gesù ininterrottamente per almeno sessanta minuti (pratica che ha preso il nome di Ora Santa), sia in senso spirituale. L’ora infatti non è solo quella dell’orologio, ma è anche e soprattutto quella delle tenebre, l’ora buia dello spirito che prima o poi scocca nella vita di ogni uomo. Ogni giorno ero con voi nel tempio e non avete steso le mani contro di me; ma questa è la vostra ora, è l'impero delle tenebre (Lc 22,53).

Quindi: per quanto tempo bisogna vegliare con Gesù?

Risposta: per tutto il tempo in cui dura l’ora buia dello spirito, fino quando Gesù non squarcerà il velo del tempio con la luce della Resurrezione. Che non tarderà ad arrivare perché Dio è sempre fedele alle sue promesse. La sua fedeltà però ha bisogno di incontrare la nostra di fedeltà. 

Certa è questa parola: Se moriamo con lui, vivremo anche con lui; se con lui perseveriamo, con lui anche regneremo; se lo rinneghiamo, anch'egli ci rinnegherà (2 Timoteo 2,11-12).


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