La manifestazione di Dio nella vita di una persona e di una comunità comporta anche contestualmente lo scatenarsi delle tenebre, le quali non sopportano la Luce e quando la vedono avvicinarsi reagiscono intensificando il buio.
La nascita di Gesù Bambino a Betlemme scatena la reazione di Erode che fa uccidere tutti i bambini che nel suo territorio avevano da due anni in giù. E così tutte le volte che nel Vangelo Gesù entra nella vita di qualcuno per guarirlo si vede attaccato da scribi e farisei, che mormorano, lo mettono alla prova, tramano contro di lui, fino al momento della sua crocifissione e morte.
Gesù dice chiaramente cosa comporta la venuta del Figlio dell’uomo, cioè il momento in cui Gesù si manifesta come Figlio di Dio:
«Badate che nessuno vi inganni! 5Molti infatti verranno nel mio nome, dicendo: «Io sono il Cristo», e trarranno molti in inganno. 6E sentirete di guerre e di rumori di guerre. Guardate di non allarmarvi, perché deve avvenire, ma non è ancora la fine. 7Si solleverà infatti nazione contro nazione e regno contro regno; vi saranno carestie e terremoti in vari luoghi: 8ma tutto questo è solo l'inizio dei dolori. 9Allora vi abbandoneranno alla tribolazione e vi uccideranno, e sarete odiati da tutti i popoli a causa del mio nome. 10Molti ne resteranno scandalizzati, e si tradiranno e odieranno a vicenda. 11Sorgeranno molti falsi profeti e inganneranno molti; 12per il dilagare dell'iniquità, si raffredderà l'amore di molti. 13Ma chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato. (Mt 24,5-13).
Gesù non ha mai detto che la sua venuta sarebbe stata una passeggiata di salute. Non ha mai promesso una salvezza a buon mercato. Ha detto espressamente che bisogna attraversare dolori e tribolazioni, e bisogna farlo rimanendo fedeli a lui, per essere salvati. Noi oggi - seguendo il cattivo esempio di Pietro che censura Gesù quando quest’ultimo parla di sofferenze - predichiamo un Vangelo senza croce, e il Vangelo senza croce non è il Vangelo di Cristo.
Fortunatamente Pietro non ha scritto nessun Vangelo. La sua missione sarà di diventare capo della Chiesa, cioè di accogliere le pecore ferite portandole a Gesù. Lo potrà fare proprio in virtù delle tante cadute, da cui ogni volta, con l’aiuto del Signore, si è rialzato. Pietro ha vissuto le sue ore buie, è caduto nel fango delle proprie miserie ma con umiltà ha accettato ogni volta di essere rialzato dalle cure amorevoli di Gesù. Per questo motivo può pascere con compassione e misericordia le pecore che il Signore gli affida.
Bisogna quindi attraversare l’ora buia, e non attraversarla come vorremmo noi - cioè distratti e addormentati - ma nel modo in cui chiede Gesù, ovvero vegliando e pregando (se ne è parlato nel post precedente).
Perché Dio permette quest’ora buia? Per vari motivi: in primis per la conversione e la salvezza dell’uomo, ma anche per motivi di giustizia e di libertà. Dio rispetta non solo la libertà dell’uomo ma anche la libertà di Satana di agire costantemente contro Dio, ma usa la libertà di Satana per un giudizio sull’uomo e per invitarlo alla conversione, prima dell’ultima venuta del Figlio e conseguente giudizio finale, quando non ci sarà più tempo per la conversione.
È per un giudizio che io sono venuto in questo mondo, perché coloro che non vedono, vedano e quelli che vedono, diventino ciechi (Gv 9, 39).
Dio si manifesta più volte nella vita di un uomo e di una comunità, ed ogni manifestazione comporta sia un giudizio - quando crediamo di vedere diventiamo ciechi - e sia una salvezza - se accettiamo il giudizio di Dio sulle nostre cecità, Dio ci ridona la vista -.
Quindi la prima grazia da chiedere a Dio, prima di tutte le necessità terrene, è di farci vedere le nostre mancanze, per poterle confessare ed essere guariti.
Se diciamo di essere senza peccato, inganniamo noi stessi e la verità non è in noi. Se confessiamo i nostri peccati, egli è fedele e giusto tanto da perdonarci i peccati e purificarci da ogni iniquità. Se diciamo di non avere peccato, facciamo di lui un bugiardo e la sua parola non è in noi (1Gv 1,8-10).
Le tenebre ovviamente non avendo la Sapienza di Dio agiscono con l’unico fine di distruggere l’uomo, e se Dio non ponesse un limite alla loro azione nessuno si salverebbe. Nel Libro di Giobbe Dio pone espressamente dei limiti oltre cui Satana non può andare, perché l’azione malvagia di Satana contro l’uomo deve rimanere nei limiti di svegliare l’uomo e ricondurlo a Dio. Ovviamente se l’uomo ignora tutti i campanelli di Dio, come presumibilmente fa Giuda, alla fine Satana potrebbe riuscire nel suo intento di condannare l’uomo alla perdizione eterna.
È la nostra libertà accordata al male e non a Dio a condannarci.
È necessario adesso chiarificare un ultimo punto. Siccome ogni manifestazione di Dio comporta anche lo scatenarsi delle tenebre, l’uomo potrebbe essere portato - su suggerimento del maligno - a pensare che è meglio che Dio non si manifesti, che si faccia i fatti suoi e non disturbi la nostra vita. Ed è proprio quello che pensano i cittadini del paese dei Gadareni, che invitano Gesù ad allontanarsi dal loro territorio dopo che i demòni che Gesù in precedenza aveva fatto uscire da due indemoniati entrano in una mandria di porci causandone la morte.
Le tenebre più pericolose non sono quelle che si scatenano attorno a noi, ma quelle che si scatenano dentro di noi, per via dei demòni che abbiamo fatto entrare nella nostra anima acconsentendo per tanto tempo al male, al punto da averci fatto l’abitudine. Sono questi a toglierci la gioia e la felicità.
Da questi demòni interiori è venuto a liberarci Gesù. Ma per esserne liberati, dobbiamo tollerare che questi demòni, con cui abbiamo flirtato per molto tempo, si scatenino per un po’, e nei limiti stabiliti da Dio, contro di noi. Ciò avviene per un giudizio su di noi ma anche e soprattutto per la nostra salvezza: affinché invocando Dio contro il male siamo salvati.
La buona notizia infatti è che se questi demòni si stanno scatenando è proprio perché Dio è vicino a noi. Ed è Dio che dobbiamo cercare. A Lui dobbiamo guardare.
Cercate il Signore, mentre si fa trovare, invocatelo, mentre è vicino (Isaia 55,6).
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