Si è parlato molto di Dio, ma finora non si è quasi mai parlato dei due più importanti doni che Dio fa all’uomo: la pace e l’amore. Non se n’è parlato per un motivo preciso: prima dei doni è necessario conoscere il donatore. Non sono infatti i doni di Dio in se stessi a salvarci ma l’essere in relazione con l’Essere. Se attribuissimo più importanza ai doni che al donatore commetteremmo lo stesso errore del Figliol prodigo, che chiede al padre di dargli ciò che gli spetta e, dopo aver preso l’eredità, va via di casa interrompendo ogni rapporto con il padre. Come sappiamo, tornerà poi indietro dopo aver dissipato tutta l’eredità.
Allo stesso modo si è comportato l’uomo contemporaneo con i doni della pace e dell’amore, se li è presi con avidità ed ha interrotto ogni rapporto con Dio. La conseguenza è che la pace in cui oggi siamo immersi è una pace ingiusta e gli amori che la nostra cultura esalta ad ogni piè sospinto sono falsi.
Soffermiamoci per il momento sulla pace.
La pace non è un valore assoluto se essa non si sviluppa in seno alla giustizia. Se io riducessi la mia famiglia in schiavitù costringendola con la violenza ad obbedire alla mia volontà (come facevano una volta i padri padroni), e se i componenti della mia famiglia non avendo alternative mi obbedissero obtorto collo, in casa mia regnerebbe la pace. Ma questa non sarebbe una pace giusta. E se un giorno irrompesse in casa mia la polizia per arrestarmi e per mettere fine a tale pace, sarebbe una cosa sacrosanta. Per questo motivo sia sant’Agostino che san Tommaso d’Aquino consideravano in alcuni casi giusta la guerra. La guerra è giusta secondo questi due grandi santi quando è ordinata ad un fine giusto ed avviene in obbedienza alle autorità costituite, le quali portano la spada non invano ma al servizio di Dio per punire quanti fanno il male, come dice San Paolo. Non sono, al contrario, mai giuste le guerre che avvengono al di fuori di un ordine costituito, come le guerriglie o le ribellioni operate da milizie, da cittadini privati, da organismi parastatali, ecc. Il fine non giustifica i mezzi. Agire con la violenza contro l’ordine sociale costituito per costituirne un altro, che si suppone essere più giusto, è una contraddizione in termini. In questo errore sono caduti sia il nazifascismo che il comunismo: ovvero rovesciare un ordine sociale ingiusto ricorrendo a qualsiasi mezzo, compresi la menzogna e la violenza. Entrambi infatti sono stati una risposta sbagliata alle gravi ingiustizie sociali perpetrate durante la prima globalizzazione.
Pace, giustizia ed ordine sociale sono strettamente collegati. Non si può aggredire uno dei tre termini senza aggredire anche gli altri due.
E nel caso in cui i governati siano ingiusti? Lasciate fare alla giustizia di Dio che prima o poi rovescerà tali governanti con la stessa spada che hanno alzato contro i più deboli: chi di spada ferisce di spada perisce!
Pertanto: quando la pace può dirsi davvero giusta? Quando tutela l’orfano e la vedova, cioè quando non opprime i più deboli. La pace in Europa è stata giusta nel periodo 1948 - 1980, periodo che ha garantito una vita dignitosa alle fasce più deboli della popolazione, alle quali era permesso di partecipare alla vita pubblica (lavoro, sport, ecc.) e politica del proprio paese. A partire dagli anni 80’, come si è già detto (qui e qui), ha avuto inizio la seconda globalizzazione che si è caratterizzata per una costante aggressione alle fasce più deboli della popolazione, che si sono viste progressivamente private dei diritti politici (spazi di democrazia conculcati) e sociali (lavoro, pensioni, sanità, ecc.). Tale aggressione è stata occultata dietro la maschera dell’esaltazione dei diritti delle minoranze. Come se le minoranze in quanto lavoratori, in quanto cittadini in possesso di diritti politici, in quanto fruitori di servizi pubblici non fossero anch’esse parte della maggioranza defraudata. Persino il calcio, lo sport popolare per eccellenza, in Europa è diventato uno sport d’élite. La pace che caratterizza l’Europa attuale è una pace che opprime i poveri e froda gli operai della giusta mercede. È una pace gravemente ingiusta, perché si basa su due dei quattro peccati che gridano vendetta al cospetto di Dio.
Questa pace non viene da Dio e, come dice il saggio dottore della Legge di nome Gamaliele negli Atti degli Apostoli, ciò che non viene da Dio è destinato a fallire.
Dio non farà mancare la propria giustizia ai più deboli, tuttavia è estremamente importante farsi trovare giusti - con le vesti candide ed il sigillo dell’Agnello - all’appuntamento con la giustizia di Dio, per non essere anche noi colpiti dall’ira divina.
E vidi, quando l'Agnello sciolse il primo dei sette sigilli, e udii il primo dei quattro esseri viventi che diceva come con voce di tuono: "Vieni" (Apocalisse 6,1).
Allora uscì un altro cavallo, rosso fuoco. A colui che lo cavalcava fu dato potere di togliere la pace dalla terra e di far sì che si sgozzassero a vicenda, e gli fu consegnata una grande spada (Apocalisse 6,4).
Quando l'Agnello aprì il terzo sigillo, udii il terzo essere vivente che diceva: "Vieni". E vidi: ecco, un cavallo nero. Colui che lo cavalcava aveva una bilancia in mano (Apocalisse 6:5).
E vidi: ecco, un cavallo verde. Colui che lo cavalcava si chiamava Morte e gli inferi lo seguivano. Fu dato loro potere sopra un quarto della terra, per sterminare con la spada, con la fame, con la peste e con le fiere della terra (Apocalisse 6,8).
Quando l'Agnello aprì il quinto sigillo, vidi sotto l'altare le anime di coloro che furono immolati a causa della parola di Dio e della testimonianza che gli avevano reso. E gridarono a gran voce:"Fino a quando, Sovrano, tu che sei santo e veritiero, non farai giustizia e non vendicherai il nostro sangue contro gli abitanti della terra?". Allora venne data a ciascuno di loro una veste candida e fu detto loro di pazientare ancora un poco, finché fosse completo il numero dei loro compagni di servizio e dei loro fratelli, che dovevano essere uccisi come loro (Apocalisse 6, 9-11).
E vidi, quando l'Agnello aprì il sesto sigillo, e vi fu un violento terremoto. Il sole divenne nero come un sacco di crine, la luna diventò tutta simile a sangue (Apocalisse 6,9-12), […] Allora i re della terra e i grandi, i comandanti, i ricchi e i potenti, e infine ogni uomo, schiavo o libero, si nascosero tutti nelle caverne e fra le rupi dei monti; e dicevano ai monti e alle rupi: "Cadete sopra di noi e nascondeteci dalla faccia di Colui che siede sul trono e dall'ira dell'Agnello, perché è venuto il grande giorno della loro ira, e chi può resistervi?" (Apocalisse 6, 15-17).
Il quinto angelo suonò la tromba: vidi un astro caduto dal cielo sulla terra. Gli fu data la chiave del pozzo dell'Abisso; egli aprì il pozzo dell'Abisso e dal pozzo salì un fumo come il fumo di una grande fornace, e oscurò il sole e l'atmosfera. Dal fumo uscirono cavallette, che si sparsero sulla terra, e fu dato loro un potere pari a quello degli scorpioni della terra. E fu detto loro di non danneggiare l'erba della terra, né gli arbusti né gli alberi, ma soltanto gli uomini che non avessero il sigillo di Dio sulla fronte (Apocalisse 9,1-4).
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