Dopo aver parlato della pace evidenziando che essa è un valore solo è giusta, cioè se non opprime i poveri e non froda gli operai della giusta mercede, adesso vediamo quando possiamo considerare l’amore un valore.
La nostra cultura oltre ad aver pervertito la pace rendendola un comodo salotto ad esclusivo consumo di una ristretta cerchia di élite, ha purtroppo pervertito anche l’amore. Se la pace è vera solo se è giusta, l’amore è verso solo se è libero. Libero da cosa? Dalle impurità. Se opprimere i poveri e defraudare gli operai della giusta mercede sono i gravi peccati che impediscono una pace giusta, i peccati impuri contro natura sono quelli che fanno da impedimento ad un amore vero e libero. Questi peccati, insieme con l’omicidio volontario, compongono la categoria dei peccati che secondo il catechismo della Chiesa Cattolica gridano vendetta al cospetto di Dio.
Che cosa rende impuro l’amore?
È impuro tutto ciò che fa del piacere fisico l’unico fine o lo scopo prevalente della sessualità (lussuria); ed è impuro anche amare la creatura fino a voler esercitare su di essa un controllo possessivo, che solitamente è la manifestazione dell’idolatria, cioè dell’amare la creatura più del creatore. La lussuria è l’impurità sul piano fisico, l’idolatria su quello spirituale. Dell’idolatria, di come essa distrugga spiritualmente l’uomo e di come guarire da questo pericoloso male se ne è parlato diffusamente qui. L’idolatria segue questo ciclo: incredulità (l’uomo non riesce più ad ascoltare la voce di Dio dentro di sé perché al centro del suo spirito e della sua coscienza non c’è più Dio ma l’idolo) - disperazione (quando la creatura che fa da idolo viene meno) - perdizione (se l’uomo si ostina pervicacemente a sostituire un idolo con un altro, anziché ricorrere a Dio).
Pertanto esiste sia un’impurità fisica che una spirituale. Entrambe sono gravi allo stesso modo, perché entrambe hanno un’unica radice spirituale: chi è lussurioso è inevitabilmente anche idolatra. Tuttavia, le impurità fisiche sono più facili da riconoscere e quindi è anche più facile che la persona che ne soffre prenda consapevolezza dei propri problemi. Al netto di una cultura ipersessualizzata che esibisce alcune forme di impurità fisica col vessillo del progresso. Si tratta semplicemente di lussuria, condivisa e socializzata, ma sempre di lussuria si tratta. Il mal comune mezzo gaudio non vale per i mali spirituali: al momento della morte ognuno di noi sarà solo e vedrà il proprio spirito come un anatomopatologo vede tessuti e cellule.
Più subdole e più difficili da riconoscere sono invece le impurità spirituali, perché si celano dietro la maschera dei “ti amo tanto”, “mi preoccupo per te”, “sono responsabile di quello che ti accade”. Tali forme di amore sono false perché il vero amore antepone il bene dell’altro al proprio, qui invece il bene proprio (il bisogno di controllo) è anteposto al bene dell’altro (il bisogno di libertà). Tali false forme di amore, oggi diffusissime nei rapporti di coppia e nelle famiglie, si riscontrano frequentemente anche nei luoghi di lavoro sotto forma di un controllo continuo da parte di un datore di lavoro, di un superiore o di un semplice collega nei confronti dei collaboratori, dei subordinati o di altri colleghi. Ovviamente, libertà di spirito non equivale a trascuratezza, dobbiamo prenderci cura degli altri e di chi ci è stato affidato, ma lasciando che sull’altro si compia la volontà di Dio e non la nostra; gli altri, fossero anche figli e parenti stretti, non appartengono a noi ma a Dio. La più bella preghiera di intercessione che si possa fare è unire la propria volontà a quella di Dio desiderando che sull’altra persona si compia la volontà di Dio, perché spesso quello che desideriamo noi non è buono, a causa delle tante impurità di cui è macchiato il nostro spirito.
Può essere ancora più difficile riconoscere tali impurità spirituali se la persona che ne soffre non manifesta alcuna impurità fisica. Per questo motivo Gesù disse ai teocrati del suo tempo, “le prostitute vi precederanno nel regno dei cieli”; costoro non presentavano alcun sintomo esteriore dei loro problemi spirituali - come invece accade per le prostitute -, ma nonostante ciò il loro spirito era ugualmente pieno di marciume.
Pertanto, talvolta è necessario che la persona cada in una grave impurità fisica o inciampi in qualcosa di esteriormente visibile affinché prenda consapevolezza di quanto il suo spirito sia pieno delle metastasi di tanti falsi amori.
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