mercoledì 25 marzo 2026

La luce della Resurrezione


Negli ultimi post di questo blog si è parlato molto di temi apocalittici - guerre, ingiustizie, sofferenze, ecc. -. Tuttavia, man mano che ci avviciniamo alla Pasqua, è necessario spostare l’attenzione nettamente e decisamente sul terzo giorno, ovvero sulla Resurrezione

Se le nostre catechesi si fermassero all’apocalisse non sarebbero cristiane. Alla fine vince sempre Cristo! Le sofferenze sono solo un passaggio temporaneo e non la fine a cui siamo destinati. La fine è sempre la gioia della Resurrezione. E quando arriva questa gioia? Molto prima di quando si creda. A condizione però che nel buio più fitto rimaniamo fedeli a Cristo e non ci allontaniamo da Lui. La notte infatti si fa più buia quando l’alba è vicina, e, di conseguenza, il buio è più intenso proprio quando sta per finire. Le croci sono interminabili solo se vissute lontane da Gesù, quelle vissute con il Signore finiscono molto prima di quanto si creda. Se le nostre croci sembrano non finire mai è solo perché le stiamo vivendo lontani da Cristo. Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero" (Mt 11,28-30).

C’è pertanto un’altra catechesi da cui dobbiamo guardarci perché non viene da Cristo ma dal Maligno ed è la seguente: il cristiano è destinato a soffrire sempre per tutto il periodo della vita terrena e vedrà la Resurrezione solo dopo la morte. Questa catechesi non viene da Cristo. Dopo la morte la Resurrezione sarà definitiva, ma ogni matrimonio è sempre preceduto da un fidanzamento, il quale è già un inizio della gioia del matrimonio. Anche Marta in occasione della morte del fratello Lazzaro era convinta che avrebbe fatto esperienza della resurrezione solamente nella prossima vita. Gesù disconferma subito questa convinzione: “Sono io la resurrezione, se credi la vedrai adesso!” E Marta crede, vede e gioisce. 

Se volessimo fare un’analogia con la palestra, potremmo dire che la quaresima è la fase di allenamento intenso, a cui segue una fase di scarico in cui si godono i frutti dell’intenso allenamento.

Non possiamo vivere sempre in quaresima, così come non possiamo sempre allenarci intensamente. Le stesse fatiche che sono benefiche se temporanee, diventano deleterie se protratte troppo a lungo. 

Pertanto cari fratelli in Cristo, proprio quando il buio si fa più intenso sia più intensa la vostra vicinanza a Cristo perché è vicina la luce della Resurrezione.

E quando meno ce l’aspettiamo, e molto prima di quanto crediamo, sentiremo anche noi questa frase e la grande gioia spirituale ad essa associata: “Eccomi, sono io la Resurrezione!”.

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