venerdì 13 marzo 2026

Deus veritas est

L’uomo è chiamato a vivere, ad amare e a morire nella verità; poiché quando ama, vive e soffre nella verità, Dio è in lui e lui è in Dio, che, nella persona del Figlio, è Verità incarnata.

Verità incarnata significa che Dio nella persona del Figlio non è solamente una verità intellettuale - non che le verità intellettuali non siano importanti, sono importanti, eccome, perché se non abbiamo una conoscenza intellettiva di qualcosa non possiamo nemmeno uniformare ad essa il nostro comportamento. Non dobbiamo usare il mistero dell’incarnazione del Figlio per giustificare la nostra ignoranza. Verità incarnata significa che Dio si è fatto carne nelle persone concrete che abbiamo accanto. Se non siamo in primis fedeli a loro non possiamo nemmeno essere fedeli a Dio. 

Per questo motivo tutti gli sforzi per mantenersi fedeli a Dio devono andare di pari passo con i tentativi di rimanere fedeli alle persone che abbiamo accanto. Le relazioni vere sono quelle esclusive, quelle che chiudono le porte ad altre relazioni. Non possiamo donare la nostra intimità a tutti. E ciò che vale nelle relazioni umane vale anche per Dio: non possiamo donare la nostra intimità a Dio e agli idoli. A noi piace tenere più porte aperte e posporre il più possibile le scelte decisive della nostra vita, ma così rischiamo di rimanere fermi e di non salire mai su nessun treno.

Le stesse energie che impieghiamo per rimanere fedeli a Dio devono essere impiegate quindi anche per sventare tutti gli attentati all’indissolubilità del matrimonio. Tra gli attentati al matrimonio non c’è solo il tradimento vero proprio. Qualsiasi cosa che facciamo per attirare su di noi e sul nostro corpo l’attenzione di occhi che non sono quelli del partner sono potenziali attentati all’indissolubilità del matrimonio. Su questo punto Gesù è radicale: chi guarda una donna per desiderarla ha già commesso adulterio nel proprio cuore. Questo discorso vale anche al contrario: chi vuole essere desiderato o desiderata da altri che non siano il proprio partner ha già commesso adulterio nel proprio cuore.

Non basta quindi amare, se non si ama nella verità. Esiste infatti anche un amore per le tenebre. Pertanto per il semplice fatto di sentire un amore, un trasporto, un’attrazione per qualcosa o per qualcuno non rende automaticamente tale amore vero. Anzi, molto spesso gli uomini amano più le tenebre della luce, perché amano loro stessi più della verità. E fin quando amano se stessi più della verità non possono venire alla luce, perché inevitabilmente devono nascondere le loro fragilità e i loro peccati per mantenere una (falsa) stima di sé.

Per venire alla luce bisogna confessare quello che abbiamo nel cuore davanti a Dio e ai fratelli, non per essere giudicati, ma per esserne liberati. Il male si nutre di tenebre e fin quando restiamo nelle tenebre non possiamo guarire. Per questo motivo, chiedere scusa dopo un errore oltre ad essere un grande atto di umiltà è anche un atto di guarigione, perché portiamo alla luce davanti all’altro le nostre fragilità, i nostri errori; e, mentre, dimostriamo di amare l’altro più della nostra (falsa) immagine veniamo anche liberati da noi stessi. 

Senza quest’atto di verità non c’è guarigione interiore. L’umiltà è la vita vissuta nella verità, diceva Santa Teresa di Gesù Bambino. Chi rimane arroccato nell’immagine che di sé si è costruito vive una vita falsa ed è schiavo di se stesso.

L’uomo non deve mettere la stima di sé al di sopra della verità, perché ciò lo porterebbe inevitabilmente a nascondere le proprie fragilità per ricevere gloria dagli uomini; tale gloria è diametralmente opposta alla gloria di Dio.

Io non ricevo gloria dagli uomini. Ma vi conosco: non avete in voi l’amore di Dio. Io sono venuto nel nome del Padre mio e voi non mi accogliete; se un altro venisse nel proprio nome, lo accogliereste. E come potete credere, voi che ricevete gloria gli uni dagli altri, e non cercate la gloria che viene dall’unico Dio? (Gv 5,41-44).

Questo passo del Vangelo si apre e si chiude con il riferimento di Gesù alla gloria.

Io non ricevo gloria dagli uomini, dice Gesù in apertura e conclude affermando ancora voi non cercate la gloria che viene dall’unico Dio. 

Cos’è questa gloria di cui parla Gesù? Dio manifesta la propria gloria nel modo più incomprensibile, più inaccettabile e più scandaloso per la natura umana: innalzato su una croce dopo essere salito sul monte Calvario. Se la Verità manifesta se stessa in quella Via, l’uomo deve seguire la Verità anche se la Via che deve percorrere stride con la propria natura, e deve farlo per un solo e semplice motivo: la Verità è più importante dell’uomo e deve essere amata più dell’uomo. Tutte le volte in cui mettiamo l’uomo al primo posto (per “uomo” si intendono anche i propri affetti) chiudiamo le porte a Dio e alla fede: E come potete credere, voi che ricevete gloria gli uni dagli altri, e non cercate la gloria che viene dall’unico Dio? Il primo posto nella nostra vita va riservato sempre alla Verità, altrimenti non sarà possibile nemmeno amare i nostri cari di un amore vero, casto, e puro. Cioè di un amore che non sia possessivo, di un amore che sia lo stesso di quello che Giuseppe mostra nei confronti di Gesù e di Maria. Giuseppe ama un figlio che non ha generato e una donna che prima di essere sua sposa è sposa di Dio. Così deve amare ogni uomo: avendo a mente che i figli non li ha generati lui ma Dio e che la sua sposa è prima di tutto sposa di Dio. Figli e coniuge sono doni di Dio e a Dio un giorno andranno restituiti, possibilmente senza averli sciupati. Una delle aggressioni più pericolose del male è all’immagine di Dio di cui le persone che abbiamo accanto sono portatrici. Se abbiamo deturpato l’immagine di Dio nei nostri familiari non sarà più nemmeno possibile trovarla dentro noi stessi.

Qui però dobbiamo evitare un fraintendimento: i nostri cari sono portatori di una traccia di Dio ma non sono Dio! L’impronta di Dio che vediamo nei nostri cari deve spingerci a ricercare Dio e non a rimanere fermi all’impronta, altrimenti cadiamo nell’idolatria. Infatti Gesù aggiunge: non avete in voi l’amore di Dio. Nessun uomo in quanto tale ha in sé l’amore di Dio ma ha bisogno di riceverlo. Ha bisogno di essere battezzato per ricevere lo Spirito, per ricevere la Sapienza (della croce). Nel battesimo tre testimoni sono concordi: acqua, spirito e sangue. Quindi il battesimo per essere cristiano deve essere di conversione (acqua), sacramentale (spirito) e nella croce (sangue). Se viene meno anche uno solo di questi tre testimoni il battesimo non è più cristiano. Per questo motivo il battesimo che abbiamo ricevuto come sacramento non ha alcun effetto magico se ad esso non ci aggiungiamo la volontà di convertirci, cioè la volontà di essere costantemente orientati alla Verità e di rimanere fedeli ad Essa anche nella croce. Ad essere infatti portatrici di un’impronta di Dio non sono solo le cose belle della nostra vita ma anche e soprattutto le croci: tutto ciò che quotidianamente ci fa soffrire e che vorremmo rimuovere dalla nostra vita porta in sé l’immagine di Dio. Tuttavia, anche in questo caso, come per i nostri cari, la croce porta l’immagine di Dio ma non è Dio, quindi la sofferenza in sé, ovvero la sofferenza nuda spogliata dell’immagine di Dio non ha alcun valore. Il cristiano non è masochista, non è invitato ad amare la sofferenza in quanto tale ma è chiamato ad accogliere attraverso essa Dio. Ci sono croci che non vengono da Dio, cioè che non sono portatrici dell’immagine di Dio. Queste croci il cristiano non è tenuto a portarle, anzi, le deve rigettare. Allo stesso modo, non tutte le persone vengono da Dio, non nel senso che dobbiamo fare le crociate contro gli “infedeli”, ma nel senso che le relazioni, essendo esclusive, necessitano di un minimo di selezione.

Se mi sposo con la persona sbagliata, anche mettendoci tutta la buona volta, condannerò me stesso e l’altra persona all’infelicità. 

Non bastano le nostre buone intenzioni per far funzionare le relazioni, è necessario anche che le relazioni siano benedette da Dio. Così come non basta avere delle croci - ogni essere umano le ha - per risorgere a vita nuova, ma è anche necessario che tali croci siano benedette da Dio.


Nessun commento:

Posta un commento

Cristo è Risorto…e ora?

Ecco la Pasqua, la Resurrezione, il giorno in cui Cristo sconfigge la morte! È un giorno festoso, dopo i lunghi giorni della quaresima le ch...