Esistono facoltà di natura esclusivamente spirituale, come la fede; altre di natura esclusivamente psichica, come l’immaginazione; ed altre ancora di natura sia psichica che spirituale, come l’intelligenza.
Soffermiamoci sull’intelligenza che è sia psichica che spirituale. L’intelligenza ci aiuta a conoscere il reale sia nel particolare che nel generale; le scienze e la filosofia ad esempio sono un prodotto dell’intelligenza umana nel suo funzionamento psicologico. Tuttavia, l’intelligenza per poter usata adeguatamente ha bisogno di essere alimentata sul piano spirituale da una tensione costante verso la verità. Senza questa tensione, le scienze e la filosofia vengono messe al servizio non della verità, ma delle ideologie politiche del momento. Nella storia (anche recente) dell’uomo è frequente l’uso della scienza e della filosofia con finalità ideologiche svuotate di qualsiasi fondamento teoretico.
Non è un caso se tra i setti doni dello Spirito Santo, due si chiamano Intelletto e Scienza.
Quindi, ancora una volta, fede e ragione sono molto più vicine di quanto si pensi. Il serpente seduce Adamo ed Eva invitandoli a mangiare dall’albero della conoscenza del bene e del male, aggiungendo: “diventerete come Dio”, tradotto: “se usate l’intelligenza come vi suggerisco io sarete come Dio.” Frequentemente l’uomo cade in questa tentazione. Attenzione però anche a non cadere nella tentazione contraria, quella di non usare affatto l’intelletto. Per uscire da questa doppia trappola è necessario usare l’intelligenza con finalità prevalentemente contemplative, cioè al servizio della verità, mettendo in secondo ordine l’auto-affermazione. Il che non significa che bisogna soffocare totalmente l’auto-affermazione: un minimo di affermazione di sé è necessaria per una sana autostima, ma la propria affermazione non deve mai prevalere sulla verità.
Il primo e più importante segno di un disturbo mentale è proprio l’alterazione dell’intelligenza, specificatamente di ciò che in psicopatologia si chiama esame di realtà. I processi di pensiero devono reggere ad una prova di realtà, devono cioè riflettere in larga parte la realtà oggettiva. Un minimo di alterazione soggettiva della realtà è assolutamente normale, tuttavia, nei disturbi mentali la realtà è grossolanamente alterata dalle affezioni soggettive.
Ci sono anche altri criteri per fare diagnosi di un disturbo mentale come l’intensa sofferenza soggettiva e la deviazione dalle norme culturali e sociali di riferimento. Ma con questi criteri bisogna essere molto cauti, perché in una società malata deviare dalle norme sociali può essere segno di salute e non di malattia. Così come, al contrario, comportamenti evidentemente patologici ma largamente accettati in un contesto sociale possono mantenere in uno stato di compenso strutture psichiche che in altri contesti sfocerebbero in franchi disturbi mentali. Nel bodybuilding, ad esempio, sono diffusi vissuti e comportamenti tipici dei disturbi del comportamento alimentare (anoressia, bulimia, ecc.): regime alimentare restrittivo, esercizio fisico eccessivo, uso di sostanze che compromettono la salute fisica, autostima fortemente incentrata sull’immagine corporea, pensieri ossessivi riguardanti l’aspetto fisico, distorsione dell’immagine corporea. I bodybuilder raramente giungono all’attenzione clinica di un professionista della salute mentale perché mettono in atto i loro comportamenti in un contesto sportivo che non solo li tollera ma li incoraggia.
L’uomo è, nel bene e nel male, un animale sociale. La deviazione dalla norme sociali di riferimento non è un criterio sufficiente per le patologie mentali, perché l’uomo cerca spesso un appoggio esterno alle proprie patologie e, quando lo trova, la consapevolezza dei propri problemi interiori è ostacolata.
La realtà infatti non è alterata solamente dai disturbi mentali, ma anche da “patologie” di ordine sociale. Le ideologie, ad esempio, sono un altro sintomo di una patologia sociale che altera grossolanamente la realtà. Per questo motivo, l’autorevolezza della fonte non è un criterio sufficiente per valutare la veridicità di un’informazione, poiché, se abbiamo la sfortuna di vivere in un’epoca storica nella quale le istituzioni sono inquinate dalle ideologie, prenderemo grossi abbagli se ci limitiamo ad utilizzare come unico criterio di conoscenza l’autorevolezza della fonte.
Dobbiamo fare la fatica di usare il nostro intelletto, senza però cadere nella sterile ribellione alle autorità costituite.
Tra disturbi mentali, sociali e spirituali c’è un legame più stretto di quanto si pensi. In tutti e tre è alterato il rapporto con la verità.
Se il rapporto con la verità è alterato prevalentemente sul piano spirituale, le persone non risponderanno ai trattamenti psichiatrici, psicologici o agli interventi psicosociali. È molto probabile che nei cosiddetti disturbi di personalità, che notoriamente non rispondono ai classici trattamenti psicologici, ci siano importanti alterazioni sul piano spirituale.
Se il rapporto con la verità è alterato sul piano spirituale, lavorare solo psicologicamente apporterà pochi benefici.
Se invece il rapporto con la verità è alterato prevalentemente sul piano psichico, la persona risponderà bene ai trattamenti psicologici.
È necessario quindi che i professionisti della salute mentale abbiano anche una “formazione” spirituale, nel rispetto dell’autonomia e della laicità della scienza. Così come, dall’altro lato, è necessario che chi si occupa di spirito abbia anche una formazione nel campo della salute mentale e delle scienze sociali.
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