L’unica immagine di Dio che siamo autorizzati a contemplare è quella di Cristo Crocifisso, scandalo per i Giudei e stoltezza per i Greci ma potenza di Dio per i credenti, come dice l’Apostolo.
Non ci sono altre immagini di Dio.
L’Onnipotente, il Signore degli eserciti, l’Altissimo si manifesta (s)confitto in una croce?
Ebbene sì.
Cristo Crocifisso è scandaloso per i Giudei, cioè per chi cerca il miracolo, ovvero per chi vorrebbe risorgere senza prima morire; è scandaloso per i Greci, cioè per chi vorrebbe essere sapiente senza prima prendere consapevolezza della propria ignoranza.
Facciamo alcune importanti precisazioni sul miracolo e sulla sapienza, per evitare fraintendimenti.
Partiamo dall’ultima, dalla sapienza. C’è il rischio di prendere le parole dell’Apostolo come un invito a vantarsi della propria ignoranza, se male interpretate. “Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e conoscenza.” Virtù e conoscenza sono inseparabili.
La sapienza greca (e occidentale) ebbe origine dal famoso “so di non sapere” di Socrate. Tale sapienza è prefigurazione della sapienza della Croce di Cristo, infatti Socrate fu condannato a morte per la sua sapienza e, come Cristo, accettò di buon grado di morire. Non è pertanto questa la sapienza a cui l’Apostolo fa riferimento quando dice che la croce è stoltezza per i Greci; San Paolo si riferisce ai Greci del suo tempo che, come gli europei di oggi, possedevano solo le vestigia di quella che fu la loro vera sapienza. Non è quindi un invito a vantarsi della propria ignoranza, è un invito a prendere coscienza della propria ignoranza per poi colmarla con la vera Sapienza. Ti consiglio di comperare da me oro purificato dal fuoco per diventare ricco, e abiti bianchi per vestirti e perché non appaia la tua vergognosa nudità, e collirio per ungerti gli occhi e recuperare la vista (Ap 3,18). La Grecia ai tempi di San Paolo era una delle periferie dell’Impero Romano e, come accade spesso alle periferie che una volta erano centro, era dominata dall’incredulità, dalla corruzione e dall’ignoranza. Di cui i greci non erano consapevoli. Perché avevano gli occhi fissi sul loro glorioso passato, anziché concentrarsi sul loro misero presente e porre rimedio alle loro vergognose nudità. Esattamente come gli europei di oggi, che si comportano come se fossero ancora il centro del mondo, anziché prendere consapevolezza che lo slittamento dell’Europa dal centro alla periferia è avvenuto per un giudizio della Storia, che è già un giudizio di Dio. Nella Sacra Scrittura infatti vengono giudicati non solo i singoli uomini ma le intere città: E tu Cafarnao, sarai forse innalzata al Cielo? Fino agli inferi precipiterai! (Lc 10,15). Agli inferi è destinata a precipitare anche l’Europa attuale se non si converte. E non sentiamoci nemmeno al sicuro solo perché in Europa - specificatamente a Roma - Dio ha posto la “capitale” della sua Chiesa. Anzi, proprio per questo motivo saremo giudicati con maggiore severità. Perché abbiamo il rimedio sotto il naso e non lo cerchiamo. A chi molto è stato dato molto sarà richiesto.
Veniamo ai miracoli.
Gesù nel Vangelo compie molti miracoli. La stessa resurrezione dei morti su cui si fonda la fede cattolica è un miracolo di Dio. Dio quindi non è contrario ai miracoli, è contrario alla lettura del miracolo senza indossare la lente della Sapienza della Croce. Per questo motivo Gesù quando nel Vangelo compie un miracolo ammonisce chi lo ha ricevuto (nell’esperienza della Croce) di non diffonderne la notizia. Perché c’è il rischio di essere fraintesi e di dare le perle ai porci. Non è un giudizio sugli altri: senza la croce siamo tutti porci; l’uomo nella prosperità non comprende, è come le bestie condotte al macello, dice il Salmista. Alle nozze di Cana, dove Gesù compie il suo primo miracolo, tutti bevono il vino ma solo i servitori fanno la vera esperienza del miracolo. Solo loro infatti erano al corrente che il vino era terminato e che la festa stava per rovinarsi; solo loro quindi fanno l’esperienza della Croce e in tale esperienza si fidano di Dio, compiono la Sua volontà versando l’acqua che Gesù poi trasformerà in vino. Avrebbero potuto opporsi, perché Gesù non aveva detto loro che avrebbe trasformato l’acqua in vino, aveva solo chiesto di versare l’acqua nelle anfore. Avrebbero potuto fare una figuraccia se Gesù non fosse intervenuto, si sono fidati quindi più di Dio che di ciò avevano davanti ai loro occhi. Quindi è la fede dei servi che collaborano con la Grazia a fare il miracolo.
Ma al di fuori dell’incontro con Gesù nell’esperienza della Croce non c’è nessun miracolo degno di nota. Non c’è nessuna acqua trasformata in vino. È tutto banale e scontato. Per gli invitati alle nozze di Cana di Galilea, forse anche per i coniugi stessi, quella è una festa di nozze come le altre, dove si beve del vino come in tutte le feste di nozze.
Non abbiate paura! Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. È risorto, non è qui (Mc 16,6).
La resurrezione è solo per quanti cercano il Figlio nella Croce.

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