Da secoli i mali dell’Europa derivano dal fraintendimento tra legge morale e legge civile, dalla pretesa cioè che chi detiene il potere legislativo e giudiziario, solo per il fatto di avere tale potere, è in grado anche di fare leggi e norme giuste. Gli aggettivi “civico” e “giusto” non sono sinonimi. Sulla base di tale confusione vengono istituiti corsi di educazione civica e di educazione alla legalità nelle scuole, che rischiano di trasmettere ai ragazzi l’errato messaggio per cui una legge civile è giusta solo perché proviene dalle autorità che hanno il potere di emetterla e di farla rispettare.
Una legge è giusta solo se è espressione di una legge morale universale.
Tommaso Moro fu condannato a morte per aver difeso tale distinzione di fronte ad Enrico VIII, che pretese di essere non solo re ma anche papa. Enrico VIII non riusciva a tenere a bada i propri impulsi sessuali - as usual, il male è banale - e pretese che Papa Clemente VII assecondasse i suoi pruriti sessuali concedendogli l’annullamento del suo primo matrimonio con Caterina d’Aragona. Vistosi opporre un sonoro rifiuto, decise di farsi papa da sé - as usual again -. Terminerà la sua vita terrena lasciandosi alle spalle sei matrimoni con sei mogli, due delle quali fatte decapitare per suo ordine.
È stato un degno precursore della modernità: divorzi, femminicidi ed omicidi, tutti causati da un narcisismo patologico.
Sia chiaro: l’obbedienza alle autorità costituite è un valore - Tommaso Moro fu un fedele servitore del re prima che questi in un deliro di onnipotenza si autoproclamasse papa -, pertanto, solo nel caso di evidente contrasto con una legge morale universale è legittimo il rifiuto di obbedire ad un’autorità costituita.
Ma se non so o non voglio sapere quali sono le leggi morali universali, sarò incline a disobbedire alle autorità costituite non sulla base di un più alto vincolo di coscienza ma sulla base di capricci personali o di ideologie politiche.
Ed arriviamo alla situazione in cui ci troviamo oggi.
Da Enrico VIII in poi si sono succeduti regimi e forme di governo diversi fino ad arrivare alle moderne democrazie nelle quali potere legislativo, potere esecutivo e potere giudiziario sono separati. Ma la sostanza non è cambiata. È necessario anche una separazione tra potere civile e potere morale o, se vogliamo, tra potere temporale e potere spirituale. L’uomo non può farsi una morale a proprio uso e consumo, altrimenti, come Enrico VIII, finisce per assecondare i propri capricci, e rimanere preda del proprio narcisismo. Esistono delle leggi morali universali e solo se i nostri comportamenti sono ispirati a tali leggi possono dirsi giusti. Altrimenti rimarrà sempre in vigore la legge del più forte, indipendentemente da quali forme sociali, culturali e politiche essa assume. E a farne le spese saranno sempre le categorie e le comunità più fragili.
Pertanto nelle scuole, più che educazione civica, bisognerebbe fare filosofia morale e, seriamente, l’ora di religione. Bisognerebbe insegnare ai ragazzi che esistono leggi morali universali e che tali leggi restano cogenti per ogni essere umano anche quando nel mondo sembra dominare l’ingiustizia.
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