domenica 4 gennaio 2026

Il libero arbitrio e la felicità

La vera libertà dell’uomo è quella morale, la libertà cioè quella di dare il proprio consenso ad un proposito interiore moralmente buono. Prima di dire qualcosa su ciò che è “moralmente buono”, va detto che questa libertà non è data ma va conquistata. Tante volte infatti facciamo esperienza di volere il bene ma di non riuscire a compierlo, la nostra libertà ci appare come paralizzata. Vogliamo ma non riusciamo. È come se i nostri desideri non fossero accordati ciò che sappiamo e abbiamo visto essere buono, ma vanno nella direzione contraria. 

Ciò avviene perché la nostra natura non è armonizzata, è scissa e frammentata. Questa scissione interiore non deve essere considerata uno stato a cui adattarsi con qualche tecnica psicologica. Non è qualcosa di meramente psicologico, ma riguarda tutta la natura umana nelle sue componenti fisiche, psicologiche e, soprattutto, spirituali. La nostra natura è corrotta. Abbiamo bisogno di essere salvati in primis da noi stessi. Purtroppo un certo evoluzionismo a buon mercato ci ha fatto credere che la nostra natura va sempre più perfezionandosi e come oggi ci appare è l’optimum che l’evoluzione ha permesso. Non dobbiamo aspirare ad altro, dobbiamo solo farla funzionare meglio. 

Purtroppo non è così.

Innanzitutto per natura non deve essere intesa solo quella fisica, ma anche quella psicologica e spirituale. La variabilità genetica insita nel nostro DNA fa pensare ad un’evoluzione biologica, cioè alla capacità del nostro corpo fisico (inteso come specie, non come singolo individuo) di adattarsi all’ambiente e di trasmettere quei caratteri genetici che permettono la sopravvivenza alla discendenza, tramite la riproduzione. Forse qualcosa di simile c’è anche sul piano psicologico, anche se ad oggi non abbiamo trovato nessun “DNA psicologico”. Sicuramente sul piano spirituale non c’è nulla di paragonabile all’evoluzione biologica. I progressi spirituali di chi ci ha preceduto non vengono trasmessi ai posteri con la riproduzione. Ogni uomo deve fare la fatica di iniziare da zero la propria ascesa spirituale; può contare sull’esempio di chi l’ha preceduto, ma le virtù degli avi non vengono trasmesse ai posteri con la riproduzione, devono essere ogni volta riconquistate. Ciò rende qualsiasi evoluzionismo sociale di stampo marxista totalmente insussistente. Le società non tendono in maniera progressiva e lineare verso il buono e verso il meglio, perché ogni uomo deve fare la fatica di conquistare daccapo ciò che è moralmente e spiritualmente buono. Certo, le strutture sociali possono favorire o contrastare tali conquiste, quindi è bene dar vita ad istituzioni sociali e politiche improntate a valori come, equità, giustizia, pace, verità. Ma queste istituzioni non sono di per sé garanzia che l’uomo ispiri sempre le proprie azioni a tali valori, perché dal punto di vista spirituale la storia di ogni uomo è una storia a sé. E, d’altra parte, nessuno può obbligare un altro uomo a volere il bene. Pertanto il libero arbitrio fa da impedimento a qualsiasi progresso civile dato aprioristicamente come una legge sociale dell’uomo.

Cosa è moralmente buono?

Purtroppo la parola morale non gode di buona fama nella nostra epoca, ma essa è strettamente collegata alla felicità. L’uomo la cui coscienza è gravemente corrotta da un male morale non può essere felice. Al contrario l’uomo la cui coscienza è limpida come acqua di fonte è libero e sereno anche di fronte alla morte. 

È moralmente buono ciò che si fa non per sé ma per amore di qualcun altro. Anche il prendersi cura di sé se non viene fatto in virtù di un amore verso l’altro è solo vacuo narcisismo. Mi prendo cura di me perché so che dal mio benessere dipende il benessere di qualcun altro o semplicemente perché ciò rende felice qualcun altro. Ciò che invece faccio solo ed esclusivamente per me senza nessun tipo di legame con l’altro è vuoto solipsismo, genera infelicità e, alla fine, compromette anche il mio benessere; posso infatti davvero prendermi cura di me solo se so che ciò rende felice chi amo. L’amore si alimenta solo donandolo, se si cerca di tenerlo per sé muore.

Quando provo gioia e felicità non negli atti di onanismo (non c’è solo la masturbazione fisica, ci sono infinite attività con cui dare piacere solo a se stessi) ma nel rendere felice chi amo, allora ho conquistato la vera libertà e la vera felicità.

Ma si tratta, appunto, di una conquista e, come tutte le conquiste, richiede sacrificio, costanza e fatica. Ma il frutto è la vera felicità e non un piacere effimero.

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