sabato 10 gennaio 2026

La fedeltà a Pietro




San Giovanni Bosco ebbe una visione profetica della Chiesa come una nave sferzata dal mare in tempesta ma ancorata a due pilastri: l’Eucaristia e la Vergine Maria. Se i fedeli rimangono ancorati a questi due pilastri la nave potrà attraversare indenne qualsiasi tempesta. 

C’è un terzo pilastro però a cui dobbiamo rimanere ancorati: la fedeltà a Pietro. 

Il Papa di recente ha chiesto con grande umiltà di non essere lasciato solo a portare il peso della Chiesa. Pietro porta un peso enorme sulle sue fragili spalle, il Vangelo non censura le sue debolezze, le sue cadute, i suoi rinnegamenti; Gesù lo rimprovera spesso ma non ritira la sua promessa: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa. 

Se la Chiesa imbarca acqua il motivo è sempre uno solo: la scarsa fede. Non solo di Pietro, ma anche dei fedeli. E la soluzione è una sola: aumentare le fede. Come? Facendo salire Gesù sulla barca: passando più tempo in adorazione silenziosa davanti al Santissimo, leggendo ogni giorno il Vangelo e recitando tutti i giorni il Rosario. Don Tonino Bello diceva che un cristiano che non legge ogni giorno almeno una pagina del Vangelo è un cristiano di serie B.

La soluzione non è criticare continuamente il Papa (pur riconoscendo i suoi errori); la soluzione non sta nei ragionamenti umani, che ci portano sempre e solo al ripudio di Pietro, esattamente come Giuseppe voleva fare con Maria. 

La soluzione è Gesù. Quanto tempo passiamo con Gesù? Pochissimo. La maggior parte del tempo lo passiamo a frequentare il mondo, le sue notizie, le sue chiacchiere e le sue vuote parole. “Non abbiamo tempo”, è l’obiezione che viene opposta agli inviti di stare più tempo con Gesù. Il tempo però per “scrollare” i cellulari, per parlare di politica, per parlare di gossip, per tutte le chiacchiere vane (di cui un giorno renderemo conto: di ogni parola vana che gli uomini diranno, dovranno rendere conto nel giorno del giudizio) lo troviamo sempre. 

Allora è inutile prendersela con Pietro. C’è un filo invisibile ma indissolubile che lega Pietro al popolo di Dio. Il Signore ci dà ogni volta un Papa che rispecchi le nostre sensibilità, i nostri pregi e i nostri difetti affinché vedendo lui sia chiaro in che cosa dobbiamo migliorare noi. Benedetto XVI ha dovuto lasciare il soglio pontificio perché le sue sensibilità erano lontane da quelle del popolo che doveva guidare; e non si può essere alla guida di un popolo con cui non si condivide un “idem sentire”. 

Quindi il Papa che abbiamo ogni volta è sempre il migliore che potessimo avere sulla base della nostra reale fede, delle nostre sensibilità e del periodo storico. È il migliore non perché ce lo siamo scelti noi, ma perché lo ha scelto Cristo per noi. Se Pietro ci appare fragile è perché noi siamo fragili; se la sua fede appare claudicante è perché la nostra fede è tale; se Pietro non ci appare sempre fedele alla dottrina e perché nemmeno noi lo siamo. 

Pietro è il nostro specchio. Pietro siamo noi. Ma la soluzione (fortunatamente) non sta in noi, non sta in un altro Pietro, ma sta sempre e solo in Gesù.

È, come sempre, una questione di fede. Se la fede in Cristo è debole, sarà debole anche l’amore per Pietro che da Cristo riceve l’investitura. Sarà debole l’amore per la Chiesa Cattolica; sarà debole l’amore per la dottrina cristiana; sarà debole la nostra forza sotto il peso Croce, ecc.

Se Cristo non sale sulla barca, la tempesta non cesserà. 

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