sabato 10 gennaio 2026

Fratelli, non complici

Il cristiano è esortato a vedere in ogni essere umano un fratello, perché tutti proveniamo da unico Dio e tutti siamo chiamati a ritornare all’unico Dio. 

Tuttavia, la via attraverso cui ritorniamo a Dio non è la stessa via tramite cui siamo stati immessi nel mondo. 

La prima via, ovvero la prima generazione, è quella di Adamo e Eva, quella corrotta dal peccato originale. Nella colpa sono stato generato, nel peccato mi ha concepito mia madre, dice il salmista. La madre di questa prima generazione è Eva, la colpa è quella originale. Chi segue questa strada non torna a Dio ma va in perdizione. Questa è la strada della triplice concupiscenza di cui parla San Giovanni Evangelista: concupiscenza della carne, concupiscenza degli occhi e superbia della vita

Per tornare a Dio bisogna prendere un’altra strada. 

Avvertiti poi in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese (Mt 2,12).

Questa seconda via non è semplicemente un’altra strada, ma è una seconda nascita. Gesù prova a spiegarlo a Nicodemo che però non afferra il concetto:

Gli rispose Gesù: “In verità, in verità io ti dico, se uno non nasce dall’alto, non può vedere il regno di Dio”. 
Gli disse Nicodemo: “Come può nascere un uomo quando è vecchio? Può forse entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e rinascere? (Gv 3,3-4)

Nel suo ragionare in modo carnale, come direbbe San Paolo, Nicodemo dice, comunque, una verità. L’uomo deve entrare nuovamente nel grembo di sua madre. Solo che la Madre di questa seconda generazione non è Eva ma è Maria ed il grembo non è quello carnale ma spirituale. Gesù infatti aggiunge: "In verità, in verità io ti dico, se uno non nasce da acqua e Spirito, non può entrare nel regno di Dio. Quello che è nato dalla carne è carne, e quello che è nato dallo Spirito è spirito" (Gv 3,5-6).

In Cristo si consuma una rottura definitiva e inconciliabile tra l’uomo vecchio e l’uomo nuovo, tra il modo di ragionare secondo il mondo (o secondo la carne) e il modo di ragionare secondo il Vangelo. Tra queste due vie non c’è nessuna possibilità di conciliazione. Gesù è categorico su questo punto: Nessuno può servire due padroni, perché o odierà l'uno e amerà l'altro, oppure si affezionerà all'uno e disprezzerà l'altro. Non potete servire Dio e la ricchezza (Mt 6,24).

Amare il fratello non deve essere inteso nel senso di scendere a compromessi con il modo di ragionare del mondo. Benedico il peccato così faccio sentire amato il fratello. No. Non è questo il Vangelo. Amare il fratello significa offrirgli la seconda via, lasciandolo pienamente libero di rifiutare. Se però rifiuta, non sarà possibile camminare insieme. Solo due persone che seguono la stessa strada possono camminare insieme, tra chi segue strade diverse evidentemente non è possibile un cammino comune. Chi ama padre o madre più di me, non è degno di me; chi ama figlio o figlia più di me, non è degno di me (Mt 10,37). Non dobbiamo amare i fratelli fino al punto di diventare complici delle loro decisioni sbagliate, fino al punto di seguirli nei territori sbagliati nei quali si sono incamminati. Perché questo non è amarli ma fargli del male, e fare del male anche a noi stessi. Ovviamente non li abbandoneremo; continueremo ad offrire loro aiuto e sostegno, ma nella verità non nella menzogna.

Amare secondo il Vangelo è essere disposti a sacrificare anche la propria vita per offrire al fratello la seconda via, ma senza rincorrerlo se decide di rimanere nella prima via. 

Si dirà: ma Gesù lascia le novantanove pecore per andare a cercare la pecora perduta. Appunto: Gesù. Lui è il Salvatore. Non noi. Noi siamo tra le novantanove pecore che devono restare dove Gesù ci ha collocati, altrimenti non solo non recupereremo la pecora smarrita ma ci perderemo anche noi.

San Paolo lo dice chiaramente nella Seconda Lettera ai Tessalonicesi: Fratelli, nel nome del Signore nostro Gesù Cristo, vi raccomandiamo di tenervi lontani da ogni fratello che conduce una vita disordinata, non secondo l'insegnamento che vi è stato trasmesso da noi (2Ts 3,6). Aggiungendo però di non trattarlo come un nemico ma di ammonirlo come un fratello.

In che cosa consiste questa seconda via?

Lo dice Gesù stesso: Chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me (Mt 10,38).

Come disse una volta Papa Francesco, non è sufficiente seguire Gesù se non si prende la propria croce, e non è nemmeno sufficiente prendere la croce se non si segue Gesù. Ci vogliono entrambi: Croce e Gesù. 

Può accadere di seguire Gesù ma senza prendere la propria croce. Questo avviene quando seguiamo una morale cristiana, tuttavia, se Gesù ci presenta il calice amaro della sequela - una prova, una malattia, un dolore, una persecuzione, ecc. - facciamo affidamento solo sulle nostre capacità o sugli aiuti che provengono dagli uomini, ma non a Gesù. Non ci abbandoniamo a lui, non crediamo che il Padre tramite Gesù ci possa aiutare; e in questo modo non portiamo la nostra croce dietro Gesù. 

Al contrario, può accadere che portiamo la croce ma senza seguire Gesù. Questo avviene quando per i vedere realizzati i nostri desideri siamo disposti a fare qualsiasi sacrifico, ma se Gesù ci chiede di sacrificarci per fare la volontà del Padre ci tiriamo indietro. 

Per la seconda via, quella che ci riporta al Padre, sono necessari sia la Croce che Gesù.

Nessun commento:

Posta un commento

Fratelli, non complici

Il cristiano è esortato a vedere in ogni essere umano un fratello, perché tutti proveniamo da unico Dio e tutti siamo chiamati a ritornare a...