domenica 18 gennaio 2026

L’uomo, lo spirito e la terra

Noi sappiamo che Dio ci chiede di amare Lui e, dopo di Lui, il prossimo come noi stessi.

Cosi come per amare Dio bisogna prima conoscerlo, anche per amare l’uomo è necessario che ci sia prima una conoscenza dello stesso uomo. 

Quindi: Cos’è l’uomo? E cosa c’è di amabile in lui? 

Se l’uomo è solo materia, cioè se l’interiorità dell’uomo, i suoi pensieri, i suoi sentimenti, ecc. sono espressione del funzionamento degli organi del corpo umano, allora di amabile nell’uomo c’è solo il corpo. 

Ma siccome il corpo è destinato a perire, se amiamo solo quest’ultimo stiamo amando la morte. 

Per uscire da questa trappola - trappola che oggi è incoraggiata da quasi tutti gli ambienti accademici e culturali - bisogna reintrodurre i significati filosofici di spirito e di anima, senza però separarli da quello del corpo.

(In questo post mi soffermerò solo sul significato di spirito).

L’uomo è un’unica essenza in tre aspetti: spirito, anima e corpo. È fatto ad immagine e somiglianza di Dio; Dio è Uno e Trino, l’uomo similmente è un’unica persona in tre domini. 

Lo spirito è l’anima intellettiva (mens), ciò che noi oggi chiamiamo intelligenza. C’è però una differenza sostanziale tra l’originario significato filosofico di intelligenza e quello moderno. Noi oggi consideriamo l’intelligenza una facoltà che è espressione del funzionamento del cervello, e, di conseguenza, per noi è intelligente tutto ciò che è utile a dare benessere al nostro corpo e a prolungarne la vita; per noi intelligente è sinonimo di utile. Per Platone (dai cui ha avuto origine la filosofia occidentale) intelligenza è sinonimo di dialettica, e la dialettica aveva la funzione principale di permettere all’uomo di contemplare le realtà divine. Se Socrate e compagni dialogavano attorno alle realtà terrene (politica, universo, natura umana, ecc.) era solo perché queste erano considerate un riflesso di quelle divine. Il fine ultimo dell’intelligenza per la filosofia antica non era conoscere la materia, ma elevarsi spiritualmente a Dio. Intelligente, in quest’ultima accezione, è sinonimo di contemplativo.

Quindi spirito è ciò che nell’uomo ha uno stretto legame con le realtà eterne. E ad avere uno stretto legame con le realtà eterne è proprio ciò che noi invece consideriamo lontano da Dio: l’intelligenza, che nell’uomo è sempre linguistica e discorsiva; cioè noi pensiamo in parole anche quando non esprimiamo vocalmente i nostri pensieri. Ed il nostro verbo è immagine di quel Verbo che Giovanni ci dice essere in principio presso Dio ed essere Dio.

Quindi la parola in noi è sempre spirituale. Spirituale non è però sinonimo di divino, perché esiste anche una spiritualità decaduta. È decaduta quella spiritualità che non si innalza alle realtà eterne ma si abbassa a quelle terrene amando quest’ultime più delle prime. Nel libro di Giobbe, Dio chiede a Satana: “Da dove vieni?”, Satana risponde: “Dalla terra che ho percorso in lungo e in largo”. Esiste quindi una spiritualità, un’intelligenza che è tutta ripiegata su ciò che è terreno, che percorre “in lungo e in largo” la terra: questa intelligenza è diabolica.

Lo spirito è anche ciò che nella Sacra Scrittura viene detto cuore. Il cuore non è evidentemente l’organo anatomico che si trova nella nostra cassa toracica, ma il luogo metaforico interiore in cui prendiamo le decisioni. E le decisioni le prendiamo sulla base dei pensieri che abbiamo generato, infatti nella Scrittura si parla anche dei “pensieri del cuore”. Ora, senza una frequentazione con la Parola, che è Parola viva, cioè generativa, i pensieri che noi generiamo sono sempre terreni e, quindi, diabolici. Gesù rimprovera Pietro nel Vangelo con le seguenti parole: Va’ dietro a me Satana, perché tu non pensi secondo Dio ma secondo gli uomini. Per incamminarsi verso l’Inferno non c’è bisogno di essere un serial killer, basta avere buone intenzioni secondo la mentalità degli uomini. Non c’è bisogno di essere un pluriomicida per avere un’intelligenza diabolica, basta ragionare in modo terreno. 

E senza l’ascolto e la meditazione della Parola di Dio ragioniamo tutti in modo terreno. 

Quindi l’uomo è diabolico?

No.

La natura umana per come ci è data è incompiuta. L’uomo può diventare divino o diabolico sulla base delle decisioni che matura nel proprio cuore, se tali decisioni cioè sono ispirate dalla Parola o da un attaccamento alla terra. 

Di conseguenza, è amabile nell’uomo il suo elevarsi a Dio, il suo comportarsi sulla base di quanto ha visto essere giusto in Dio; sia quando ciò è in atto e sia quando è solo potenzialmente presente. 

Non è in alcun modo amabile nell’uomo l’essere ripiegato sulle realtà terrene al punto da percorrerle “in lungo e in largo”. Lo stesso Spirito Santo fugge dal cuore dell’uomo quando questo ama ciò che dovrebbe detestare.


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