Uno solo è Dio: Signore, Creatore, Principio e Fine ultimo dell’esistenza di ogni creatura.
Dio agisce sempre in tre Persone: Padre, Figlio e Spirito Santo. Quando genera è Padre, quando viene generato è Figlio, quando elargisce i suoi doni è Spirito Santo. La congiunzione “quando” non deve però far pensare ad una temporalità. “Prima” e “dopo” esistono solo per noi. Dio eternamente genera, eternamente viene generato, eternamente elargisce i suoi doni.
Allo stesso modo, quando di Dio si dice che è una sola sostanza (o essenza) in tre Persone, non si deve intendere che la sostanza divina si divida in tre Persone. La divisione esiste solo per i corpi materiali, non esiste per Dio che è spirito. Sant’Agostino (nel De Trinitate) infatti ci ricorda che di Dio diciamo che è trino e non triplice.
Dire che una sola è la sostanza equivale a dire che Dio è sempre (nelle tre Persone) uno solo nei suoi attributi assoluti: Signore, Creatore, Onnipotente, Sommo Bene, Sapienza, Luce, Carità.
Dire “in tre Persone” equivale a dire che Dio si differenzia negli attributi relativi: quando si incarna, ad esempio, lo fa solo come Figlio, e non come Padre e non come Spirito Santo. Questo non significa che nell’incarnazione Dio smetta di operare come Padre e come Spirito Santo; significa solo che l’incarnazione è un attributo relativo a Dio come Figlio. Sempre al Figlio compete di rivelare Dio morendo e resuscitando. Anche in questo caso - soprattutto nella Passione quando Dio sembra tacere - non significa che Dio smetta di operare come Padre e come Spirito Santo. Dio è sempre all’opera in tre Persone.
Se a noi Dio sembra operare in certi momenti solo come Figlio, in altri solo come Padre e in altri ancora solo come Spirito Santo è solo per via della nostra temporalità. Ma in Dio questa temporalità non c’è. Dio è eternamente all’opera nelle tre Persone.
Quando viene in soccorso della nostra debole volontà lo fa nella persona dello Spirito Santo. È lo Spirito Santo che ci fa conoscere la volontà di Dio, che ci aiuta a compierla, che ci sostiene nella preghiera, che ci fa entrare nella comunione spirituale con i santi, gli angeli e le anime del Purgatorio. E questo è possibile solo in virtù del sacrificio del Figlio. Se lo Spirito Santo può venire a noi è solo perché il Figlio compie la volontà del Padre morendo sulla croce. Per il Figlio venire eternamente generato dal Padre non significa nient’altro che compiere eternamente la volontà del Padre.
E anche noi quando compiamo la volontà del Padre nel Figlio con lo Spirito Santo veniamo generati al cielo.
Quando invece Dio tace completamente è quasi sempre per via dei nostri peccati. Quel silenzio è un invito alla conversione. È Parola anche il silenzio di Dio. È grazia anche il silenzio di Dio per quanti amano Dio. Come è grazia anche il suo rimprovero. Solo se si è in una relazione con Dio è possibile venire rimproverati da Dio. Insomma, tutto è grazia quando si ama Dio.
Ma per amare Dio prima bisogna conoscerlo.
Come si può conoscere Dio?
Solo per fede. Dio non lo si può vedere con gli occhi perché è spirito e non corpo. Non lo possiamo quindi conoscere come conosciamo tutti gli altri esseri umani, attraverso il corpo. Abbiamo bisogno di chiudere gli occhi carnali e aprire quelli della fede. Questo è il senso del comandamento non ti farai immagine alcuna di Dio. Nulla di ciò che vediamo è Dio. È necessario pertanto esercitarsi ad avere un certo distacco da tutto ciò che vediamo. Dobbiamo distaccarci dai nostri pensieri, che si formano a partire dalle immagini che vediamo e che pertanto non possono afferrare il mistero di Dio. Dobbiamo distaccarci anche dalle immagini sacre. Occorre non indugiare troppo nelle immagini della Madonna, dei santi e degli angeli. Lo stesso discorso vale per le immagini che usiamo per meditare i misteri divini. Queste immagini devono essere usate come si usa un fiammifero con una miccia: una volta che la miccia dell’amore è stata accesa il fiammifero va spento.
Santa Teresa Benedetta della Croce, in Scientia Crucis, dà un consiglio prezioso sull’uso delle immagini affinché non siano di impedimento alla fede: una volta che l’immagine ha suscitato in noi uno spirito di pietà, non bisogna sostare sull’immagine, ma bisogna passarvi oltre. Le immagini risvegliano i sensi, e i sensi troppo accesi sono di ostacolo allo spirito. All’unione spirituale con Dio non si accede tramite i sensi, ma tramite la fede.
E la fede non viene dalle immagini ma dall’ascolto della Parola di Dio. Solo la Parola è lampada per i nostri passi.
Con la fede avremo anche la speranza e la carità. Ma prima bisogna coltivare la fede, perché non possiamo amare ciò che non conosciamo.
Quella di Dio è l’unica Parola a cui prestare ascolto perché solo Dio è Verità. Se non ascoltiamo Dio (mettendo in pratica ciò che ascoltiamo) non faremo nulla nella verità. Non ameremo nella verità, non lavoreremo nella verità, non soffriremo nella verità, non gioiremo nella verità, non moriremo nella verità. Senza Dio, tutta la nostra vita sarà una farsa, una messinscena, uno spettacolo scadente e mediocre.
Anche se non lo possiamo vedere con i nostri occhi, Dio è fisicamente presente nel mondo tramite l’incarnazione nella persona del Figlio. Lo troviamo sicuramente nell’Eucaristia. Ma prima ancora è dentro ognuno di noi. Chi non coltiva la propria interiorità non troverà Dio nemmeno nell’esteriorità.
Per interiorità si intende chiudersi al mondo e aprire il proprio cuore solo alla Parola. Non significa coltivare i propri pensieri, i quali non sono nient’altro che l’eco del rumore del mondo nella propria interiorità. Il rumore del mondo non giova a nulla, e nemmeno quindi il suo riverbero interiore.
Tutto è notte, tutto è buio, tutto è tenebra.
Una sola è la Luce.

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