domenica 3 maggio 2026

Le idee dominanti

 Gli uomini hanno dei bisogni da soddisfare, alcuni di questi sono fisici, altri psicologici ed altri ancora spirituali. Sul piano spirituale, ad esempio, l’uomo ha bisogno di trovare un senso alla propria vita e, soprattutto, alla propria morte; sul piano psicologico ha bisogno di sentirsi riconosciuto, stimato, di sentirsi parte di una rete di relazioni o, come si dice oggi, di sentirsi connesso, tutte cose che contribuiscono alla formazione della propria identità. Sul piano fisico ha bisogno di nutrirsi, di ripararsi, di riprodursi, ecc. Poi c’è un bisogno, forse il più importante, che è trasversale ai tre domini (fisico, psicologico e spirituale) ed è il bisogno di sentirsi amati in modo incondizionato, così come si è, semplicemente perché si è venuti al mondo, amati quindi per il semplice fatto di essere. Questo bisogno appartiene anche agli animali e forse a tutto il creato. Ogni cosa nel creato per il fatto di essere al mondo necessita di essere amata, vista, curata. L’essere di ogni ente merita sempre di essere amato perché ogni cosa se c’è è perché promana dall’unico Essere, per un atto gratuito di amore. Quindi amare una creatura significa ricondurla a Dio e, viceversa, quando noi siamo amati veniamo ricondotti a Dio.

Il lettore potrebbe chiedersi il perché di questa introduzione sui bisogni e sull’amore se il post è intitolato “Le idee dominanti”. Il motivo è che l’uomo non ha solo una natura fisica e psicologica, ma ne ha anche una spirituale, pertanto qualsiasi comportamento rilevante, che serve a soddisfare dei bisogni o a mantenere un senso di identità, non può non aver avuto origine da un pensiero dominante. A differenza degli altri animali noi non abbiamo degli istinti che guidano i nostri comportamenti in modo rigido. Noi abbiamo una maggiore variabilità, non ci limitiamo solo rispondere a degli stimoli che provengono dalla realtà (interna o esterna), ma tale realtà la dobbiamo pensare, immaginare e, in un certo senso, costruire. Non che tutta la realtà coincida con il nostro pensiero, questo sarebbe idealismo assoluto. La realtà esiste anche quando siamo incapaci di pensarla. Tuttavia, a differenza degli animali, per noi la realtà rimane aliena quando siamo incapaci di pensarla, cioè di ancorarla a qualcosa di fisso. Fisso perché ciò che è mutevole non genera niente. Due sposi mettono su una famiglia solo se si sono promessi un impegno per tutta la vita; un professionista diventa tale solo se si è interamente “promesso” ad una e una sola professione; un figlio prima di nascere è desiderato, voluto e costantemente pensato dai genitori; e così via. L’uomo non può fare a meno di avere dei pensieri dominanti, senza i quali per noi la vita è praticamente invivibile, è traumatica.

Che caratteristiche hanno questi pensieri dominanti? Innanzitutto sono tali, cioè dominanti, perché assolvono a dei bisogni. Il primo e più importante bisogno è quello di felicità, ogni essere umano deve rispondere alla seguente domanda: che senso ha la mia vita e che cosa devo fare per essere felice? La risposta a questa domanda genera i pensieri dominanti.

Tuttavia, nessun essere umano è autosufficiente, nessuno può darsi da solo la felicità, siamo tutti inseriti in una o più collettività. Ne consegue una seconda domanda: cosa deve fare la collettività a cui appartengo per rendermi felice?

Questo seconda domanda genera gli stereotipi sociali, ovvero i pensieri dominanti condivisi dagli appartenenti ad una collettività. La parola stereotipo è connotata negativamente perché nella storia recente occidentale sono state commesse aberrazioni sulla scia degli stereotipi sociali. Tuttavia, solitamente usiamo l’etichetta stereotipo per stigmatizzare i contenuti di pensiero dei gruppi percepiti come avversari e di cui non ci sentiamo parte, ma la verità è che ogni gruppo sociale ha i propri stereotipi. Ha cioè dei pensieri nucleari che resistono ai dati di realtà o ai processi logico-razionali. Non bisogna pensare agli stereotipi sociali come a qualcosa di astratto ma, al contrario come a qualcosa di fondante una società e le sue istituzioni. Ad esempio la costruzione istituzionale europea da Maastricht in poi si basa su una visione di mondo e di Europa globalizzati, cioè sulla convinzione che lo sviluppo economico, sociale e antropologico delle società passi attraverso la libertà di movimento transnazionale degli uomini, dei capitali e delle merci. Tale convinzione è talmente radicata nei popoli europei che i cosiddetti partiti euroscettici, che pure hanno avuto molto consenso negli ultimi anni, non sono riusciti minimamente a scalfirla. Il paradosso è che proprio tale mobilità in passato è stata fonte di squilibri economici e sociali che hanno contribuito allo scoppio delle due guerre mondiali. Non c’è nulla che gli europei temono più di una guerra, eppure, per una freudiana coazione a ripetere, rimettono in atto quei modelli che esacerbano i conflitti tra i popoli. 

Quindi le idee dominanti si strutturano a partire dalla necessità di soddisfare dei bisogni e reggono fino a quando permettono tale soddisfacimento. Quando irrompe nella realtà un elemento non previsto, che non permette più alle idee dominanti di soddisfare quei bisogni per i quali si sono strutturate ecco che esse crollano. Ed il crollo delle idee dominanti è quasi sempre traumatico.




Le idee dominanti

  Gli uomini hanno dei bisogni da soddisfare, alcuni di questi sono fisici, altri psicologici ed altri ancora spirituali. Sul piano spiritua...