giovedì 19 marzo 2026

Il discernimento: la Legge ed i Profeti

Si è parlato negli ultimi post dell’importanza di ascoltare la voce di Dio, e, ovviamente, per ascoltare la sua voce prima bisogna riconoscerla. Da qui deriva la necessità di saper fare discernimento tra le voci che abitano nel nostro cuore. Il discernimento non è sempre facile perché spesso il demonio si presenta come agnello simulando la voce di Dio.

Diciamo subito che il discernimento non si può fare facendo leva solo sulle proprie forze. La strada che porta a Dio è quella dell’umiltà, quando invece contiamo solo su noi stessi alimentiamo la superbia, ed il superbo per eccellenza è Satana.

Abbiamo pertanto bisogno di aiuti esterni: la Legge ed i Profeti.

Per quanto riguarda il primo aiuto, la Legge, è sufficiente aprire il catechismo della Chiesa Cattolica al capitolo Decalogo per conoscerla. I comandamenti sono la prima bussola, una sorta di codice della strada che dobbiamo conoscere e cercare di mettere in pratica, se vogliamo evitare incidenti lungo il cammino. Tuttavia non basta il codice della strada, Dio non è semplicemente una legge scritta, un manuale che posso tenere comodamente sul comodino, Dio è una Persona, che è continuamente in cammino, e per non perderlo, dobbiamo camminare anche noi dietro a Lui. Per questo motivo insieme al codice della strada ci vogliono anche degli istruttori che ci insegnino a guidare e, soprattutto, ci indichino dov’è Dio volta per volta nella nostra vita: questa funzione svolgono i profeti. 

Se per conoscere la Legge è sufficiente il catechismo, per riconoscere i Profeti è necessaria la fede. Nessuno infatti si presenterà a noi mostrandoci il distintivo di “profeta” e dicendo apertis verbis “eccomi io sono il profeta mandato da Dio che ti guiderà”. I profeti sono persone comuni che la Divina Provvidenza mette sulla nostra strada per aiutarci e guidarci. Alcuni sono amici di Dio e svolgono la funzione profetica consapevolmente, altri ci aiutano senza sapere che stanno collaborando con la volontà divina. Altri ancora, come Simone di Cirene, ci aiutano solo perché costretti. A noi non importano le intenzioni di chi ci sta aiutando - riguarda il rapporto che l’altra persona ha con Dio -, a noi importa riconoscere la Divina Provvidenza che è all’opera attraverso queste persone. Per questo motivo, come più volte sottolinea l’Apostolo Paolo, non basta la Legge per essere alla sequela di Cristo, ci vuole anche la fede. 

Legge e fede, Mosè e i Profeti, costoro annunciano continuamente Dio nella nostra vita. L’uomo che non ascolta la Legge ed i Profeti non può riconoscere Dio e, di conseguenza, non può entrare in Paradiso. Lo dice espressamente Abramo nel passo del Vangelo che riporta la parabola del ricco epulone. Quest’ultimo si trova nell’abisso degli inferi a causa della propria avarizia e chiede ad Abramo di mandare qualcuno, tra i morti, ad avvertire i propri fratelli di non seguirlo anch’essi in quel luogo di tormento. Abramo risponde dicendo che hanno già Mosè ed i Profeti e che se non ascoltano loro non crederanno nemmeno se vedessero qualcuno risorgere dai morti. 

Mosè e i Profeti, la Legge e la fede sono un dono che Dio fa a tutti gli uomini, senza preferenza di sorta. Di conseguenza, per fare discernimento bisogna sforzarsi di mettere in pratica i comandamenti di Dio ed ascoltare i Profeti, ovvero riconoscere Dio, attraverso la fede, nelle persone che incontriamo ogni giorno, sia in quelle che fanno parte della nostra cerchia ristretta e sia negli estranei, in quelli che ci sono simpatici come in quelli che ci sono antipatici, negli eventi belli e in quelli dolorosi della nostra vita. La vita diventerà così ogni giorno un’Annunciazione, ogni giorno una novità, un significato, un senso sempre rinnovati. Tutto nella nostra vita diventerà voce prestata al Verbo, come dice di sé il Battista a quanti vorrebbero sapere chi egli fosse. 

Sembra impossibile tutto ciò? Sì, se guardiamo a noi stessi e alle nostre forze. No, se guardiamo a Dio chiedendo a Lui di aprirci gli occhi per riconoscerlo e di darci la forza necessaria per seguirlo. 

E per ricevere le giuste risposte bisogna porre le domande giuste. Noi di solito quando viviamo un evento negativo (ci) poniamo la seguente domanda: “Perché mi è accaduto questo? Perché a me?” Queste domande sono rivolte a noi stessi. Ma noi come qualsiasi altro essere umano siamo solo voce. La domanda è da porre, non a noi, né ad altri esseri umani, ma al Verbo, a Dio: “Cosa vuoi dirmi attraverso la voce di questo evento (sia esso doloroso o piacevole)? Cosa vuoi dirmi attraverso la voce delle persone con cui ho parlato oggi? Cosa vuoi dirmi attraverso la voce della gioia o del dolore che sto provando? ” 

Non fermiamoci alle voci, ma cerchiamo il Verbo. La voce non dà testimonianza di sé, ma del Verbo.

Impariamo da Maria, che è maestra nell’ascolto perché prima di tutto è maestra nel porre le domande giuste.

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