Con la sua morte e resurrezione Cristo si è pienamente rilevato ai suoi discepoli: Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo (Mt 28,20). Porta con sé i suoi discepoli in seno al Padre. Li rende partecipi del mistero della Trinità. D’ora in poi agirà con loro e in loro.
Ora può rivelarsi a pieno anche la vocazione di Maria. Quella volontà di Dio che l’Arcangelo Gabriele aveva annunciato a Maria - alla quale Maria aveva risposto con un “eccomi” pieno di fiducia ma povero di comprensione - diventa, soprattutto con la Pentecoste, chiara a lei e ai discepoli: dopo la morte e la resurrezione di Gesù, tra Maria e i discepoli ci sarà lo stesso rapporto che c’è tra il Padre ed il Figlio. Il Figlio è nel seno del Padre e fa tutto tenendo gli occhi fissi sul Padre; così i discepoli sono nel grembo di Maria e fanno tutto tenendo gli occhi fissi sulla dolcissima e amorevole Madre. Tra Maria e i discepoli viene vissuto così il mistero della Trinità: i discepoli e Maria si guardano tra loro con lo stesso sguardo di Amore con cui si guardano il Figlio ed il Padre.
Una volta che Cristo si è formato nel cuore del discepolo, Maria diventa onnipotente per grazia. Nulla accadrà più che Maria non voglia, gli angeli si muoveranno ad un suo cenno, persino le potenze degli inferi dovranno obbedire a Maria: lei stessa diventa la Provvidenza. I discepoli che guardano Maria vedono in lei la volontà del Padre, ma ora sotto una nuova luce. Quella volontà che prima appariva dura, difficile da compiere, ora appare addolcita da uno sguardo materno.
Nei giorni che intercorrono tra la Passione di Gesù e la Pentecoste i discepoli sono sconvolti e terrorizzati per il martirio di Gesù. Gesù Risorto appare a loro più volte, ma sono ancora dominati dalla paura. Sarà lo Spirito Santo a rivelare loro tutta la verità quando scenderà su di loro mentre sono in preghiera con Maria. Da questo momento tutto cambia: i discepoli escono dal cenacolo nel quale si erano rifugiati per paura e trovano finalmente il coraggio di evangelizzare fino al martirio. Con la Pentecoste vengono anche loro assunti in cielo con Gesù, nel grembo di Maria e per il tramite di quest’ultima. Da questo momento i discepoli e Maria sono una cosa sola, esattamente come il Figlio e il Padre. Nei misteri della Gloria contempliamo, infatti, l’assunzione e l’incoronazione di Maria Regina del cielo e della terra subito dopo il mistero della Pentecoste.
Da questo momento ha inizio per i discepoli una nuova creazione.
Quella passione che in precedenza li aveva sconvolti e scandalizzati, hanno ora la forza di viverla pienamente. Sono diventati “Altri Cristi” e la vocazione di Maria può ora essere rivelata pienamente.
Maria umanizza e addolcisce la volontà di Dio. Non perché ci fosse qualcosa di incompleto nel sacrificio del Figlio, ma perché il Padre ha voluto fare un ulteriore dono ai discepoli che sono rimasti fedeli al Figlio. Possono fare ora tutto in Maria e per Maria, perché non c’è più rischio di idolatrare Maria una volta che il Figlio si è rivelato (e il Padre in Lui). D'ora in poi, il calice amaro della passione sarà meno amaro perché lo riceveranno dalle dolcissime mani di Maria, proprio come una medicina amara è meno amara per un bambino se la riceve con tenerezza dalla propria madre. Maria quindi non toglie nulla a Cristo ma in lei il Padre ha voluto rispettare fino in fondo la nostra natura. Ha voluto innalzare la nostra natura al cielo direttamente nel grembo di una madre. Così come abbiamo avuto bisogno di una madre terrena per la nascita nella carne, adesso ci dona una madre spirituale per la rinascita nello Spirito.
Non c’è gioia più grande per un discepolo che essere innalzato al cielo nel grembo di Maria e fare tutto in lei e per lei.
Ovviamente Maria non poteva rivelarsi prima del Figlio, perché sarebbe stata idolatrata. Bisognava aspettare che l’opera di Gesù fosse compiuta, che fosse giunta la sua ora sul Golgota. D’altra parte, lo stesso Gesù si rivela come Figlio di Dio solo sul Golgota. Prima della sua Passione Gesù non è ancora rivelato come Figlio, ma solo come maestro e taumaturgo. Era una sorta di guru per i discepoli, ma non il Figlio di Dio.
Quando a Cana di Galilea compie il suo primo miracolo, Gesù ha premura di ricordare che non è ancora giunta la sua ora. Cioè vuole dire ai discepoli: fate attenzione, non è nel miracolo che mi rivelo come Figlio. Nel miracolo c’è il rischio di idolatrare in Gesù la natura umana. La natura umana deve prima essere ignominiosamente inchiodata sulla croce affinché sia chiaro ai discepoli che cosa sia davvero l’uomo. “Ecce homo” dice profeticamente Pilato alla folla che, allora come oggi, non vede in Gesù Crocifisso l’umiliazione (nella superbia) e l’innalzamento (nell’umiltà) della natura umana.
Prima però era necessario che fosse chiaro ai discepoli che cosa sia davvero l’uomo di fronte a Dio: niente, solo cenere e polvere. Nessun vanto, nessuna sapienza, nessun talento, nessun merito, nessuna conquista degli uomini può reggere di fronte alla manifestazione di Dio. È tutta paglia che viene bruciata in un istante dal fuoco della Croce, dalla manifestazione di Dio.
Quello che è ignobile e disprezzato per il mondo, quello che è nulla, Dio lo ha scelto per ridurre al nulla le cose che sono (1Cor 1,28).
Gesù ha assunto la natura umana non per creare confusione tra la natura divina e quella umana, ma per assumere quest’ultima al cielo liberandola dalla corruzione del peccato. Dio si è compiaciuto di operare questa assunzione con la collaborazione corredentrice di Maria, con colei che è libera da qualsiasi macchia di peccato. Di conseguenza, tra la prima creazione - quella carnale in Adamo ed Eva - e la seconda - quella spirituale in Gesù e Maria - non c’è nessuna soluzione di continuità. C’è una rottura totale. I discepoli ricevono da Gesù persino un nome nuovo, affinché sia chiaro che tra la prima nascita (secondo la cerne) e la seconda (quella spirituale) si consuma una rottura definitiva. Questo non significa che la prima creazione non sia stata fatta tramite il Figlio. Egli era, in principio, presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste (Gv 1,2-3). Tuttavia, nella prima creazione il Figlio non è riconosciuto perché il male, attraverso il peccato, ha distrutto l’immagine di Dio nel cuore degli uomini. Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; eppure il mondo non lo ha riconosciuto (Gv 1,10). Su questa prima creazione pendono inesorabili ed inequivocabili l’ira ed il giudizio di Dio: Salvatevi da questa generazione perversa, esorta accoratamente Pietro negli Atti degli Apostoli.
Una volta che il Figlio si è rivelato, i discepoli partecipano ad una nuova creazione. Occorre precisare che questa nuova creazione avviene nel cuore dell’uomo. All’esterno non c’è nessuna manifestazione sfolgorante. Il regno di Dio non viene in modo da attirare l’attenzione. Chi cerca segni della venuta di Dio al di fuori del proprio cuore, resterà deluso. Dio non ama lo spettacolo, ama il silenzio e la semplicità del cuore; quello stesso silenzio e quella stessa semplicità che c’erano a Betlemme nella stalla in cui nacque Gesù.
In questa seconda creazione il male teme Maria più di Dio. Se nella prima creazione aveva distrutto l’immagine di Dio nel cuore dell’uomo, nella seconda cerca di combattere Maria, di allontanarla dai discepoli. Inoltre, a causa della sua superbia, è per lui insopportabile constatare che Dio ha messo tutto nelle mani di una creatura umile e piccola come Maria. Quell’onnipotenza che il male ha sempre superbamente desiderato la vede ora realizzata nella piccolezza di Maria. Tutto ciò è inaccettabile per il male. Cerca ora di combattere Maria in tutti i modi, non direttamente, non può vincere direttamente con lei, ma seducendo i discepoli, distorcendo in loro l’immagine della Madre, creando confusione sull’identità di Maria.
Nella prima creazione il male agiva con le idolatrie creando confusione tra la natura umana e quella divina. Nella Genesi il serpente induce Eva a mangiare la mela con la seguente motivazione: il giorno in cui la mangerete sarete come Dio. Adamo ed Eva purtroppo si lasciarono sedurre dall'idea di diventare come Dio.
Nella seconda creazione il serpente cerca di distruggere il legame tra Maria e i discepoli, usando la stessa motivazione della Genesi, ma questa volta al contrario: non legatevi a Maria, non rivolgetevi a lei, altrimenti è idolatria. Adesso agisce creando confusione sull'identità di Maria.
La scimmia di Dio fa quello che sa fare, scimmiottare e creare confusione attorno ai misteri divini, ma per il male non c’è scampo: Maria gli schiaccerà sempre la testa, fino all’ultima e definitiva venuta di Cristo.

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