venerdì 23 gennaio 2026

L’anima e il corpo

L’anima è la vera essenza dell’uomo, è ciò che dà vita e forma al corpo. Il nostro corpo è l’immagine della nostra anima, quindi, contrariamente a quanto oggi è comunemente creduto, è il corpo che deriva dall’anima e non l’anima dai processi fisiologici del corpo. 

L’anima preesiste al corpo.  

La preesistenza dell’anima rispetto al corpo non è da intendere come se l’anima esistesse per un certo periodo senza un corpo e poi ad un certo punto si incarna in un corpo a caso. Come un contenuto che ad un certo punto viene inserito in un contenitore. La preesistenza è da intendere che è l’anima a dare vita e forma al proprio corpo. Dal proprio corpo l’anima non può essere separata perché forma con esso una cosa sola. La morte più che una separazione tra corpo ed anima è una spoliazione, simile a quanto accade agli insetti che fanno la cosiddetta muta, cioè si spogliano di un esoscheletro inadeguato, per far posto ad uno più adatto. 

Noi, come tutta la creazione, avremo un nuovo corpo nella prossima vita. Gli animali hanno un’anima che non è spirituale, non hanno quindi possibilità di peccare, avranno pertanto tutti il loro posto nella nuova creazione, quando il numero dei figli di Dio sarà completo. 

L’anima degli uomini invece è spirituale, può essere macchiata dal peccato, anche mortale; tutti gli uomini avranno un nuovo corpo ma non necessariamente nella nuova creazione. Se finiscono all’inferno avranno un corpo, ma presumibilmente ancora più degradato di quello attuale, e sottoposto a sofferenze. Così come anche i demoni probabilmente avranno un corpo. C’è un passo del Vangelo che offre lumi al riguardo ed è abbastanza sconcertante. È il passo nel quale Gesù libera i due indemoniati di Gadara, ed i demoni appena usciti dai due uomini chiedono a Gesù di poter entrare nei porci. Sono puri spiriti, non avrebbero bisogno di nessun corpo, ma scongiurano Gesù di poter entrare almeno nei porci. 

Questo attaccamento morboso al corpo fino al punto di abbassarsi al livello dei porci è uno dei marker del male. L’anima spirituale dell’uomo non è chiamata ad aver un rapporto con i corpi fino al punto da degradare la propria dignità spirituale.

Quando si dice che l’anima è l’essenza dell’uomo, il termine “essenza” non deve essere inteso come una fotografia statica ed immutabile dell’uomo. Solo Dio è immutabile. L’essenza dell’uomo invece è in divenire. 

Se non si afferrano a pieno l’aspetto “diveniente” dell’anima e la sua naturale attrazione per i corpi, non si può comprendere la necessità che l’anima sia protetta dal peccato attraverso adeguati comportamenti di ordine morale e attraverso continui aiuti dall’alto.

La funzione principale delle anime degli animali (uomo compreso) è, nell’ordine naturale, dar vita e forma ai corpi. Anima etimologicamente significa “soffio vitale”. Il soffio vitale dell’uomo però è macchiato dal peccato originale. Il peccato originale fa sì che nell’uomo il desiderio per il corporeo va molto oltre la naturale funzione di dar vita e forma ai corpi. Delle tre concupiscenze di cui parla San Giovanni, due identificano proprio questo attaccamento smodato e morboso per ciò che è piacevole ai sensi e agli occhi: la concupiscenza della carne e la concupiscenza degli occhi. Questo attaccamento eccessivo per tutto ciò che tocca i nostri sensi non è presente negli animali. Il rapporto fra gli animali e ciò che è materialmente sensibile non va mai oltre ciò è stabilito dalla natura di ogni specie. Non sono presenti tra gli animali le manipolazioni, le violenze, gli abusi che gli uomini perpetrano ai danni dei corpi propri e altrui.

Il primo modo che Dio ha di proteggere le anime degli uomini dall’abbassarsi fino al punto di mettersi al servizio dei corpi è Mose e i profeti, ovvero la Legge e gli avvertimenti. Il degradarsi dell’anima è sempre un degradarsi di ordine morale, e le deviazioni morali sono sempre una disobbedienza a Dio. La Legge e i profeti hanno questa funzione principale: rendere inequivocabile all’anima che i suoi mali derivano dall’aver disobbedito a Dio. Questa consapevolezza però è possibile solo in Gesù Cristo Crocifisso. Per questo motivo i farisei che vorrebbero tenersi la Legge rigettando il Cristo Crocifisso, in realtà si sottraggono anche alla funzione principale della Legge: che è quella di venire rimproverati da Dio. In Cristo Crocifisso con il rimprovero verrà anche la consolazione, ma prima bisogna prendere seriamente i richiami di Dio. I farisei invece contestano a Dio l’autorità di rimproverare l’uomo. Di conseguenza sostituiscono alle Legge di Dio le leggi umane. 

Che si contesti Dio o che si accettino docilmente i suoi rimproveri, prima è necessario farne esperienza. L’esperienza di Dio è sempre un’esperienza mistica, e le esperienze mistiche riguardano tutti gli uomini e non solo pochi santi, perché Dio per manifestarsi deve forzare il naturale.

Se il soprannaturale non forza il naturale - non necessariamente attraverso eventi spettacolari - all’uomo non sarà mai chiaro che si tratta della manifestazione di Dio.

Da che cosa si valuta la bontà di un’esperienza mistica? Dalle visioni straordinarie? Dalla chiarezza di una locuzione interiore? 

Tutte queste cose posso provenire anche da un disturbo mentale o dalle seduzioni del demonio. Non che Dio non possa usare un disturbo mentale o gli attacchi del demonio con finalità mistiche, cioè per legare l’anima a Sé. Dio usa qualsiasi cosa per avvicinare gli uomini. Anzi, solitamente predilige ciò che tra gli uomini è disprezzato.

Tuttavia, l’esperienza mistica può essere vissuta aprendosi o rifiutando lo Spirito Santo. Quando si apre la porta allo Spirito Santo, l’esperienza mistica produce nell’anima la certezza di essere stata rimproverata da Dio. Per questo motivo i santi hanno sempre poca voglia di farsi pubblicità anzi, solitamente si vergognano delle loro esperienze mistiche. 

Ed è comprensibile.

Non c’è nessun vanto infatti nell’essere rimproverati da Dio, c’è - o ci dovrebbe essere - vergogna. 

Nel Vangelo tutte le volte che Dio si manifesta a Maria, a Zaccaria, ai discepoli, alla Maddalena suscita sempre una (legittima e sacrosanta!) reazione di paura, perché ogni manifestazione di Dio comporta un giudizio di Dio sull’uomo. Alla paura degli uomini Dio risponde con: “non temete, non abbiate paura”, che tradotto significa: “non dubitare di essere salvato tu, uomo, che giustamente temi il giudizio di Dio”.


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